di Redazione FdS
Come accade ormai da tre secoli – ossia da quando le immagini dei suoi tesori, cristallizati nel tempo dalla terribile eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., hanno cominciato ad avere una diffusione globale -, Pompei si riconferma un’icona senza tempo. Già fonte di ispirazione, soprattutto nel XIX secolo, per l’architettura, l’arredamento, le arti decorative, le arti visive e anche la moda, Pompei torna a far parlare di sè per un’iniziativa che coinvolge il settore dell’artigianato tessile, e quindi della moda, e punta a rilanciare la propria immagine nel mondo in versione terzo millennio. In realtà si tratta di un’iniziativa coerente con l’ormai consolidato trend di una realtà produttiva in cui spesso l’innovazione passa attraverso la riscoperta di antiche pratiche, più compatibili con una mutata filosofia aziendale, sempre più attenta alla sostenibilità ambientale. Parliamo del lancio di una collezione di foulard sui quali prendono vita gli splendidi affreschi della pompeiana casa dei Vettii, una delle più celebri dimore della città sepolta. Le pitture del I° secolo campeggiano nei loro vividi colori su tessuti ecologici in filato d’ortica, trattati con colori naturali estratti direttamente da antiche piante tintorie, come quelle attualmente riprodotte nel vivaio della città antica di Pompei. Materie prime provenienti dal mondo vegetale come la corteccia e le foglie di frassino, i fiori dell’hibiscus, la robbia dei tintori, la corteccia di rovere, le bacche di sambuco, il mallo di noce, i fiori di camomilla, e tante altre, sono all’origine dei colori di tessuti sui quali riecheggia l’affascinante mondo cromatico dell’antica città vesuviana.
In partnership con il Parco Archeologico di Pompei, i foulard sono stati realizzati in tre disegni diversi (Perseo e Andromeda, Amorini che lavano e cardano fialati, Maschera teatrale con cesto di vimini, strumenti musicali e due navi biremi sullo sfondo un porto). Autore di questi lavori è il maestro tintore Claudio Cutuli, artigiano calabrese che ha raccolto l’eredità dell’azienda di famiglia, attiva fin dal 1813. Membro dell’associazione Intrecci Creativi, che raduna artigiani tintori e tessitori da generazioni, Cutuli realizza i suoi tessuti nel laboratorio di Bevagna, in Umbria, dove vive e lavora insieme alla moglie Mariagrazia De Luca, e in quello di Tropea, in Calabria, sua terra d’origine. I tessuti destinati ai foulard ”pompeiani” sono lavorati su antichi telai manuali che l’azienda di Cutuli possiede insieme a diversi telai meccanici a navetta risalenti agli anni’20 del ‘900. I foulard ”pompeiani” saranno in vendita in tutto il mondo e il 50% del ricavato sarà destinato al restauro di manufatti del Parco. La partnership si inserisce tra le varie iniziative che vedono interagire soggetti privati con il più ampio progetto di Azienda agricola Pompei, su cui il Parco sta investendo riqualificando e valorizzando le numerose aree verdi dei vari siti del Parco. Nell’area dell’antica Pompei è infatti in progressiva crescita l’attività olivicola, vitivinicola, florovivaistica, frutticola e cerealicola, a cui si aggiungono l’apicoltura e il pascolo, la coltivazione boschiva e vivaistica, il tutto con l’obiettivo di tutelare la biodiversità e di ricostruire tecniche e modalità colturali del mondo antico, rispettando la natura archeologica dei siti e promuovendo le buone pratiche presso le comunità del territorio.
“L’arte tintoria – ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico – rappresenta un’eccellenza della tradizione artigiana italiana che ha radici nell’antica Pompei con le sue fulloniche, le antiche lavanderie, dove tutto era ecologico e naturale. Questa partnership si pone in linea con la nostra strategia di cura e valorizzazione del verde a Pompei e dunque lavoreremo sull’uso delle piante tintorie di Pompei, ma immaginiamo anche laboratori e spazi per raccontare la tradizione dell’arte dalle fulloniche antiche fino al presente”.
“Da quasi 200 anni – ha a sua volta aggiunto Cutuli –
© RIPRODUZIONE RISERVATA